22/09/2008

Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo

1379678650.jpgIl libro esamina i motivi che rendono la maggior parte dei luoghi di lavoro poco funzionali e propone un metodo nuovo (testato ed efficace) per eliminare le false convinzioni che impediscono di sviluppare appieno le potenzialità del lavoratore. Secondo questo metodo il dipendente è pagato per la quantità di lavoro che produce, non per la porzione di vita che regala. Questa semplice idea contribuisce a sviluppare un personale più stimolato, concentrato, disciplinato e, soprattutto, soddisfatto. Ormai il concetto tradizionale di lavoro (40 ore settimanali, lunedì-venerdì, 9-17) è superato. Vediamo persone inadeguate alle loro mansioni che vengono promosse solo perché arrivano prima e si trattengono più a lungo di tutti gli altri. Partecipiamo a lunghissime, e molto spesso inutili, riunioni dove sopportiamo colleghi che pongono domande insulse solo per sottolineare la loro presenza. Viviamo nella cosiddetta "Era dell'Informazione", della tecnologia che avvicina le persone, ma nella sostanza la natura del posto di lavoro, gli orari e la presenza obbligata dietro una scrivania non sono cambiati dall'"Era Industriale", quando la catena di montaggio esigeva la presenza fisica dell'operaio. Non è necessario che lavoratori e aziende stravolgano la propria natura per attuare questa rivoluzione: basta cambiare modo di lavorare.

Questa corrente di pensiero è sempre più all'avanguardia e anche il fatto che le autrici abbiano sviluppato e testato il loro metodo su una delle maggiori ditte americane ne sottolinea l'efficacia.

Forse il metodo è sicuramente un po' innovativo per l'Italia (un po' più lenta ad apprezzare tali cambiamenti), ma sicuramente molte delle osservazioni che sono contenute sulle varie perdite inutili di tempo sono veritiere.

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Mi permetto di segnalare il mio libro, una raccolta di racconti dedicata ai sogni. Chi è interesato ad acquistarne una copia o anche a saperne di più, venga a visitare il mio blog. A presto!
http://grobben.myblog.it

Scritto da : grobben | 22/09/2008

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